giovedì 4 marzo 2010

(S)paz(z)iare

 
Shibuya 
Sono una pessima blogger. E chiedo scusa ai lettori, anche se ne fosse rimasto solo uno però si merita altre due cose su Tokyo. Forse troppi stimoli sensoriali provocano una specie di overdose e le cose che si vorrebbero raccontare sono troppe. Per esempio, avete presente uno degli incroci più attraversati del mondo? Shibuya. Un delirio di pedoni per pedoni. Le strisce in diagonale (?!) sono quasi inutili. Quando il verde è dei pedoni vi sentirete come un bisonte che attraversa la savana urbana con centinaia  di bisonti, antilopi, e zebre con borse, zaini, tacchi e cravatte. Vivendo in una città con una densità di popolazione di circa 14.000 abitanti per chilometro quadrato, la propria fisicità muta. Il modo in cui si attaversa lo spazio anche. Si cominciano a capire meglio le leggi della prossemica,   completamente sovvertite, e si diventa spingitori di umani, compressori di altri corpi. Non c'è scelta. Si impara anche a fare del proprio corpo una specie di spartitraffico bipede ai cancelli della metro. Come ritrovarsi con gli amici a Tokyo nelle stazioni più affollate? A Shibuya ci si ritrova davanti al cane Hachico (la statua). A Shinjuku davanti all'incrocio dello Studio Alta, per esempio. Così fra tutti i punti di riferimento che questo luogo possa offrire, con tutte le insegne luninose, tutte le uscite della metro e dei treni di  superficie, alla fine gli umani hanno individuato dei punti che a noi italiani, della cultura della piazza del giornale, del caffè, ma anche delle manifestazioni di ogni genere, ci sembra la cosa più normale ovvero: un luogo che ha abbastanza spazio per sostare con il proprio corpo senza essere travolti da zebre e bisonti. In realtà, questi due luoghi di incontro non sono delle vere e proprie piazze, ma l'idea di piazza a Tokyo non è una soluzione urbana: è spreco di spazio.   L'area antistante il Palazzo Imperiale fa eccezione. Se siete in centro e volete  spiaggiarvi per riprendervi da un bagno di folla, potete trovare rifugio in questa generosa aria di rispetto a ridosso del palazzo imperiale. Rispetto "profondo": sotto il parco imperiale non passa neanche una delle 9 linee della  Tokyo Metro.  
 
Kokyo Gaien (davanti al palazzo imperiale, guardando la città)


mercoledì 10 febbraio 2010

Jishin

Palazzo sghembo a Omotesando

Mi piacciono molto certe architetture di Tokyo, fatte di materiali high tech, di vetro, cemento acciaio, dalle forme impossibili, con le strutture a vista, grossi bulloni, infinite scalemobili, baricentri creativi. Confido nell'intima bontà degli ingegneri. Un paradiso per architetti e per costruttori senza freni inibitori e una buona dose di fatalismo.
Si dice che ci siano in media 70 anni d'intervallo fra due grandi Jishin (Terremoto) secondo i sismologi. L'ultimo è stato nel 1923. Ogni volta che mi trovo in spazi molto piccoli o molto grandi quasi di default dedico almeno un minuto a guardarmi intorno con nonchalance, per verificare le vie di uscita e la presenza di estintori. Nel primo caso perchè ci sono molte persone da evacuare, nel secondo caso perchè lo spazio  piccolo è privato e forse meno garantito in termini di sicurezza. Questa specie di procedura a Tokyo non è solo il frutto di fobie personali. Qui la possibilità di un terremoto sono altissime, così come la densità di popolazione. Un caffè in media, quando non fa parte di una catena, è di circa 30 metri quadri tutto incluso. I tavoli sono nipponici: non siamo seduti in una poltrona multisala del Texas. Ci si ritrova gomito a gomito con l'altro cliente e si entra in confidenza con i reciproci ritmi della masticazione. Dunque studiarsi una via di fuga torna utile.
Leggendo l'opuscolo che il comune consegna ad ogni residente due o tre cose uno dovrebbe saperle: tipo chiudere il gas e lasciare le porte aperte alle prime oscillazioni. Non basta, aiuta. Ma qui si dorme con una piccola borsa di documenti accanto al letto tutte le notti. Ho studiato il percorso per raggiungere il meeting point del quartiere, e deciso, se ne avessi il tempo, quali beni portare con me. Per capire bene cosa significa alto rischio sismico si può dare un occhiata  al sito dell'Agenzia Metereologica Nazionale Giapponese. Il secondo link dopo la home page è dedicato ai terremoti. Il sito da un bollettino giornaliero di ogni picccola scossetta, con una mappa e tutte le indicazioni su epicentro e intensità. Efficienza nipponica. E per non venir meno al brivido per le cose belle che non permangono, il sito da anche il bollettino sulla fioritura dei ciliegi. Vi interessa? Andate alla sezione visitatori e turisti. La prossima fioritura da fine marzo, forse.

 
Tokyo Mid Town Design Hub




lunedì 1 febbraio 2010

Zen

 
Tokyo International Forum

Tornare a Tokyo con un visto turistico mi permette di vivermi ancora per un po' questo posto. Alle stranezze che mi stupivano le prime settimane se ne aggiungono altre nuove, altre che sono nella normalità di questa grande città asiatica. Ci si abitua presto alle cose buone. Per esempio il senso di pulizia che dopo un po' sembra scontato, non lo è affatto. Planando a Londra per due giorni lo scorso Dicembre ho capito subito cosa significa attraversare spazi pubblici qui a Tokyo e prendere la Piccadilly line a Londra. Ci si abitua anche al silenzio o meglio dire, a una comunicazione sociale che non è mai sopra le righe, alla stupenda cura per i dettagli, alla cura personale. Come disse qualcuno se la civiltà di un popolo si misura anche dalla cura per se stessi e per gli spazi condivisi, la relazione che Tokyo ha con le altre capitali asiatiche forse è solo goegrafica. Facendo il check-in a Fiumicino con la compagnia cinese Air China ci si rende conto di cosa significa  al primo sguardo identità culturale. Non meglio, non peggio, solo diverso. Diverso cosa? La gestualità, per esempio o la modalità in cui si affrontano situazioni di attesa: fare la fila o saperla fare senza tante storie è un fatto culturale. Noi italiani lo sappiamo bene. I cinesi un po' ci somigliano. I giapponesi e gli inglesi un po' si somigliano. Resterò a Tokyo per altri due mesi, nel frattempo imparerò lo ZEN a e l'arte del saper attendere.

 



martedì 8 dicembre 2009

Kurenai



 
Giardino di Rikyugen, (Dicembre 2009)



Ebbene si. Non ho saputo resistere al rito. Ma è stato molto difficile, non farlo. Ficcarmi in parco per due o tre ore e consumare la batteria della mia macchinetta digitale facendo un centinaio di foto agli aceri che impazziscono di rosso (kurenai) per due settimane, mi ha fatto sentire come quelle decine di fotografi con dei veri kalashnikov della fotografia, con teleobiettivi da migliaia di yen che si fermavano minuti sulle venature di una foglia, ma non il suo insieme ovvero tutto l'albero. Il punto di vista cambia. Il dettaglio vale più dell'insieme e su quello qui sono maestri. Poco importa se tutto il giardino di Rikyugen era una specie di Monet irripetibile che col passare delle ore mostrava tutta la sua bellezza autunnale.  Le stagioni sono molto importanti per i giapponesi. La natura e la cucina in particolare sono di fatto considerate anche esperienze estetiche, che hanno un distinto carattere stagionale. Me lo avevano detto, rientrava nei luoghi comuni che uno si prende con il biglietto per venire quì, ma devo confessare che la realtà ha superato la guida turistica e persino il senso delle stagioni che abbiamo noi dei climi temperati. Gli aceri che diventano rossi per una settimana all'anno producono un turismo interno di tutto rispetto. Kyoto per esempio è una delle mete preferite.

venerdì 27 novembre 2009

Homeless


Lanterne ad Asakusa
Tutte le grandi metropoli hanno una zona grigia di residenti: quelli che hanno smesso di pagare un affitto perché la loro condizione economica li ha fatti precipitare sul marciapiede. Succede anche a Tokyo. Succede che si perde il lavoro oppure si sceglie una vita ai margini. Sono quelli dalle tende blu che si vedono nei parchi cittadini. Una comunità di uomini ma anche di donne che dividono lo spazio pubblico di un parco. Non mi aspettavo però di vedere un piccolo villagio di tende blu al parco di Yoyogi, uno dei parchi cittadini molto frequentato dai giovani Tokyesi, famoso negli anni ''90  per essere una vetrina di altenativi che dettavano tendenze in fatto di look estremi. Il fine settimana questo parco, non lontano dalla affollatissima zona dello shopping chic di Omotesando, è un teatro di libere performance o  pratiche sportive colletive. Il villaggio dei senzatetto, si trova nella zona meno battutta dai visitatori. Si rimane colpiti dall'ordine e dalla pulizia intorno alle tende, dai fiori, dai sentierini di ciottoli che portano fino agli  ingressi. Un senso di dignità e decoro generale che mi sembrano lontanissimi dai cartoni marci sotto i portici della stazione, di cose caricate sui carrelli del supermercato, che diventano tutti i loro possessi. A quento pare non è difficile finire in una tenda blu, considerati  gli affitti molto alti di Tokyo. Recentemente a finirci pare siano ex impiegati o manager, sull'onda delle recente crisi economica che ha colpito anche il Giappone, ma quì il tasso di disoccupazione è comunque ad una cifra: lo scorso maggio era  intorno al 4,8%, per intendersi la media europea era al 8,9% cosi come quella americana.


Tenda di un senzatetto a Yoyogi














lunedì 16 novembre 2009

New look


Teatro Kabuki-za, Ginza

Mi sono resa conto che i miei post sono diventati, lunghi, lunghissimi. Proverò a darci un taglio.Smetto da domani però.
Ho letto ieri la storia/cronaca di Yoani Sanchez, la blogger cubana che sta pagando in prima persona la censura ai tempi del web. Vi invito a leggere il suo di blog.

http://desdecuba.com/generaciony/

Mi sento fortunata a poter scrivere, sopratutto leggere liberamente sul web quello che voglio. A proposito di libera manifestazione delle proprie idee, sono stata la scorsa settimana al teatro, Kabuki-za, quì a Tokyo. Ho trovato il biglietto più ecomomico per assistere ad un classico del genere samurai: meglio noto in occidente come La vendetta dei 47 samurai o il 47mo Ronin. Il teatro edificato nel 1889, sarà demolito, con molta probabilità interamente, fra 165 giorni. Ho chiesto alla mia studentessa di Italiano se per caso i tokiesi si stanno mobilitando per salvare quello che si può. Mi è stato detto che in realtà non esiste nessun comitato o gruppo di sostegno in favore del vecchio teatro, o se esiste manifesta dissenso alla giapponese, ovvero molto contenuto da non richiamare tanta attenzione. Lei stessa ammette che la cultura giapponese è fatta così, ovvero “aspettare che siano sempre gli altri a fare qualcosa, che però anche noi condividiamo”. Sarà solo una questione giapponese? Il quartiere in cui vivo, ha ancora palazzi di pochi piani, due, tre. Qualcuno ha fissato all’uscita della metro delle lenzuola che esprimono disapprovazione per un nuovo edificio di molti piani, che verrà tirato su nei prossimi mesi e che cambierà decisamente la vita di chi vive nelle piccole case intorno. Una specie di "piano casa" perenne, attuato dalle grosse lobby immobiliari tokiesi.


Asahi Beer Hall, lungo il fiume Sumida. L'edificio progettato da Philippe Stark, è di proprietà della Asahi, uno dei più importanti produttori di birra in Giappone. Il "coso" in cima dovrebbe essere una fiamma...

mercoledì 11 novembre 2009

Street Food


Onnipresente distributore di bevande calde e fredde.

Ho recentemente sentito un intervento di Carlo Petrini fondatore di Slow Food, che ha presentato una traduzione giapponese del suo libro Buono pulito e giusto, a proposito del cibo buono, etico e lento. Qui mangiare mentre si cammina è considerato un segno di maleducazione. Non fatelo, oppure fatelo ma sarete subito declassati a poveri stranieri senza grazia e senza cura, per voi stessi e gli altri. Eppure mangiare in giro è pratica comune, se vi sedete nelle apposite panche. A Tokyo, tutti concordano su un punto in fatto di cibo: costa davvero poco mangiare fuori. Ovviamente, non vi venga in mente di ordinare otto etti di sashimi in uno di questi posti con il cuoco che ha un rapporto divino con i suoi coltelli e il senso del taglio è una questione zen. Il cibo è di buona qualità ed economico, se si escludono: a) le imitazioni di tramezzini, gonfi di maionese che neanche in un baretto a fine settembre nel litorale di Quartu potrebbero vendere; b) tutto l’universo culinario italico e transalpino, qui molto apprezzato, per intendersi, quei ristoranti che si chiamano per cognome o nome, tipo “Da Salvatore”, “Sabatini”.
Se siete in giro, e volete piluccare o affogare la frustrazione da carboidrato, si fa un buon pasto per circa 1000 Yen (circa 7,50 euro) di cose che appartengono alla loro tradizione. Verdure stagionali, alghette in tutte le salse, zuppette, riso, frittatine con polpo ecc. Lo so, non è una rosetta con salame e pecorino, ma non vi trovate neanche nell’area di servizio di Abbasanta. Se siete di bocca buona, nelle aree ancora tradizionali è possibile trovare la versione nipponica di venditori ambulanti di cibo (loro, i caddozzoni): al lato del tempio, intorno ai mercati rionali. Per poche centinaia di yen vi danno cibo caldo, arrostito e alla piastra. Caffé? Ecco, invece qui bisogna stare attenti, perché oltre a servire cappuccini a 130°c, rischiate di pagarli, l’equivalente di almeno 2 colazioni nostrane al bar, bombolone compreso. Ci sono però delle isole felici: i caffé Segafredo per esempio, dove i baristi giapponesi si dicono in italiano “grazie” e “per favore” a vicenda, per creare l’atmosfera. Il cappuccino è da manuale.

Un morso e via...

Onigiri: l’equilvalente della pizzetta al taglio, sano bolo triangolare di riso bollito, farcito con pesce o verdurine, avvolto in nastro di alga nori. Pratico, non cola, non è unto, è sano

Okonomyaki:
frittattina leggera con pesce (polpo,calamari, gamberi), o verdure, decorata con una salsa dolcina, e scaglie di pesce secco. Provare per credere.

Tempura:
frittura in pastella. Di tutto di più, pesce e verdure a piccoli morsi.

Sushi/Sashimi:
meglio lasciar perdere quello economico. Se vi trovate alle 7 del mattino nell’area intorno a Tsukiji (uno dei più importanti mercati mondiali del pesce), entrate in uno dei localini intorno. Sembrano posti economici, ma in realtà sono delle filiali di Bulgari del filetto di tonno. Potete gustare il sushi più fresco della città. Una volta nella vita va fatto.

Senbei:
gustosi cracker di farina di riso, spesso insaporiti con alghe e spezie, cotti tradizionalmente sulla griglia a carbone e spennellati con salsa di soia. Ottimi con la birra.

Burgheraggi:
pare che il panino Mc, qui sia molto leggero, per adattarsi ai gusti del palato nippo. Solo in casi di estrema disperazione, poi c’è solo il biglietto di ritorno.


Yanaka coffee. Stupendi caffé appena tostati e macinati da tutto il mondo.